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La vera Gioia

Dicembre 2005
Racconto di Natale da un’idea di Maria Rita Piantanida

Siamo agli inizi del 700 in un piccolo paese della Brianza. Mancano ormai pochi giorni al Natale e in ogni famiglia fervono i preparativi per la festa più sentita dell'anno. L'aria è fredda e pungente ed il fuoco che arde nel camino è appena sufficiente ad intiepidire la stanza; Anna esce a fare scorta di legna. La neve fiocca. Non potendo fare altri lavori Pietro è sulla porta della legnaia a spaccare la legna. Pietro ed Anna sono due poveri contadini. Hanno lavorato tutta l'estate ma una brutta grandinata ha reso vano i loro sforzi ed ora fanno fatica a tirare avanti e a sfamare i loro numerosi piccoli figli. Proprio a questo Pietro sta pensando. Con la tristezza nel cuore ed un nodo alla gola. Quando Anna gli si avvicina non può proprio fare a meno di sfogarsi: "Quest'anno non so come possiamo fare per festeggiare il Natale, il raccolto è andato male, come faremo a fare festa con i nostri vicini ed i nostri cari?". "Non disperare Pietro caro," le risponde Anna serena, "ma come! Non ti ricordi? Abbiamo il nostro tesoro!!! Ci dà la luce senza bisogno di accendere la lanterna, ci dà il calore senza accendere il fuoco, ci dà la gioia, soprattutto la gioia. Vedi, abbiamo tutto ciò che serve, ne sono certa, sarà uno splendido Natale, abbiamo il nostro tesoro!!!" "Cosa farei senza di te!" le risponde Pietro rincuorato "Ti voglio tanto bene." Proprio mentre Pietro ed Anna stavano parlando, passano di li il conte e la contessa. I signori del paese e ascoltano questi discorsi. Subito non danno molto peso alle loro parole; più tardi però, tornata al castello, la contessa non poté fare a meno di pensare e ripensare a quello che Pietro ed Anna si dicevano. Non era cattiva ma il solo pensiero che qualcuno potesse avere qualcosa in più di lei, qualcosa di più bello, le rodeva talmente dentro che non desiderava nient'altro che possedere quella cosa. "Conte ha sentito anche lei? Quei due contadini parlavano di un tesoro! Ma come è possibile che ci sia un tesoro in quella povera casa piena solo di animali e di bambini? E poi, oltretutto, un tesoro che dà luce, calore e gioia. Lo voglio e quando dico lo voglio, lo voglio!" Chiamò la servitù con una impaziente scampanellata accompagnata da una urlata, cosa insolita per una dama del suo rango. Ortensia e Lavanda, le sue servitrici più fedeli accorsero subito: "cosa è successo contessa, sembra così agitata: c'è qualcosa di grave?". "Di grave" rispose la contessa "magari fosse solo grave, qui la cosa è gravissima, anzi è un vero e proprio mistero! Oggi pomeriggio mentre passeggiavo con il conte, passando davanti alla casa di quei due contadini, quei due con quel mucchio di figli! Anna e Pietro, si, proprio loro; ho involontariamente sentito un loro discorso e sapete di cosa parlavano?" "No, dica, dica" rispose Ortensia. "Parlavano di un tesoro," rispose la contessa "pensate, un tesoro in quella casa! Ma cosa ci può essere li di più prezioso dei miei gioielli, dei miei vestiti, dei miei arredi? E, non è tutto: pare che questo tesoro illumini, riscaldi e dia gioia, soprattutto gioia. Comunque io lo voglio e voi dovete procurarmelo". Le due donne rimasero stupite dalla richiesta e non sapevano che cosa cercare. Poi, per trarsi d'impaccio, Ortensia, abbozzò un'idea: "ecco, ho trovato, che dà calore potrebbe essere un mantello! Un caldo mantello fatto di una stoffa così lucente da rimanere abbagliati". "Bravissima", si complimentò la contessa "non ci avevo proprio pensato! Presto, chiamate il sarto migliore di tutta la contea, anzi di tutta la regione, voglio essere sicura di avere quel che cerco! Su, su datevi subito da fare, non c'è tempo da perdere". Dopo qualche giorno di ricerca le dame ritornarono al castello accompagnate da un sarto famoso per aver cucito i vestiti della regina. "Onorato di servirla" disse il sarto inchinandosi "ho fatto più presto che ho potuto ma sa, nel periodo natalizio, tutti i nobili del paese desiderano degli abiti nuovi ed io sono piuttosto indaffarato; comunque farò in modo di soddisfare le sue richieste". La contessa gli spiegò di volere un mantello, un bel mantello, che desse calore, luce e gioia, tanta gioia. Il sarto rimase perplesso dalla richiesta della contessa e disse: "abbiamo mantelli di ogni tipo, mantelli di pelliccia che scaldano molto, mantelli dorati molto luminosi, ma non abbiamo mantelli che danno gioia. Come si fa a cucire un mantello che dà gioia! Mi spiace, ma temo di non avere ciò che cerca." Alla contessa non restò che salutare il sarto e farlo accompagnare alla porta. Per qualche giorno le tre donne pensarono e ripensarono al tesoro dei contadini. La tensione cresceva finché Lavanda esclamò: "Ho un'idea, se non è un mantello sicuramente sarà una corona; certo una corona talmente splendente da illuminare tutta la stanza, e quando la si indossa infonde calore e la devozione di tutto il popolo". La contessa si congratulò con la sua serva e gli ordinò di chiamare subito il più bravo orafo della contea. Il giorno seguente l'orafo giunse al castello ed ascoltò la richiesta della contessa. "Lei vuole una corona che dia luce, calore e gioia?" disse l'orafo perplesso "io so fare corone bellissime e preziosissime, ma nessuna possiede le caratteristiche che lei cerca". E così alla contessa non restò che salutare anche l'orafo. Si mise a pensare ma dopo aver scartato molte altre idee, mettendo da pare con molta fatica il suo orgoglio si alzò di scatto e disse: "ho deciso, andrò a casa di quei contadini e vedrò personalmente di cosa si tratta". Le dame cercarono di dissuaderla in ogni modo, suggerirono persino di chiamare le guardie per far perquisire la casa dei contadini ma la contessa fu irremovibile. La carrozza impiegò poco tempo per giungere a destinazione, del resto, nonostante la contessa si desse molte arie, la sua non era sta gran contea. Giunta alla porta, la contessa bussò. Fu Anna ad aprire; appena la vide rimase stupita e fece fatica a proferire qualche parola: "contessa, che onore, venga, entri". Poi si riprese e continuò: "bambini portate una sedia e tu Agnese offri un po' di pane e un bicchiere di latte alla contessa". Era tutto quello che potevano offrire. La piccola Agnese obbedì prontamente. La contessa si stupì dell'accoglienza e della disponibilità di Anna e dopo qualche frase di circostanza entrò nel discorso che più le interessava: "qualche giorno fa stavo passeggiando con il conte mio marito da queste parti e, passando davanti alla vostra casa mi è capitato involontariamente di sentire lei e suo marito che parlavate di un tesoro, un tesoro che dà luce, calore e gioia, soprattutto gioia. Io ho pensato ad un mantello caldo e lucente, ad una corona, a molte altre cose che possiedo ma nessuna di queste da luce, calore e gioia". Anna abbozzò un sorriso e rispose "ma in queste cose non potrà mai trovare quel che cerca!" Così si alzò, prese la contessa per mano, la condusse in un angolo della casa e le mostrò un piccolo presepe con una capanna e un bambino in una mangiatoia. La contessa si stupì: pensava di trovare chissà quale oggetto prezioso, oro, diamanti. Anna la guardò: "non capisce? Questa non è una semplice capanna e questo non è un semplice bambino; è il nostro Salvatore, il Messia, la luce del mondo! Solo amandolo e amandoci come Lui ci ha insegnato si può avere il calore, la luce e la sua gioia, perciò, più i cuori sono colmi del suo amore, più la gioia è grande. Ecco il nostro tesoro!" La contessa restò pensierosa ma d'un tratto il suo volto si illuminò: "ora capisco tutto!, e io che pensavo a mantelli, corone e gioielli: tutte cose inutili; invece la cosa più importante è qui, in questa capanna: è Gesù il Salvatore. "Oh, se ci avessi pensato prima". Poi, dopo un attimo in silenzio, esclamò: "Forse però non è troppo tardi. Ma certo, grazie Anna e grazie a voi tutti." Tornata in fretta al castello, tutta felice la contessa chiamò il conte: "conte, correte presto ho una grande notizia da darvi!" Esclamò tra lo stupore generale "voglio che la messa di Natale venga celebrata nella nostra cappella e che, dopo la messa, tutti i partecipanti vengano a pranzo da noi! Diamoci da fare, altrimenti non faremo in tempo". Subito un banditore venne mandato in tutti gli angoli della contea per annunciare la notizia. Ascoltandolo Pietro disse ad Anna: "hai sentito, avevi ragione, sarà un grande Natale. E fu proprio così, fu un grande Natale, lo stesso Natale che vorremmo augurare anche a voi, pieno di luce, calore e gioia, la gioia vera naturalmente.

 
 
 
       

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