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a cura di Gianmaria Cesana
Febbraio 2005

IL MESE: Con Febbraio riprende l'attività vegetativa. Le giornate si allungano e nei prati spuntano le primule e i bucaneve. Le gemme di alberi ed arbusti iniziano a gonfiarsi e per noi appassionati questo è il mese dei preparativi.


IL CLIMA: Le temperature hanno avuto un andamento altalenante: freddo a inizio mese, mite verso la metà e poi molto freddo nell'ultima decade. Le minime notturne registrate (circa -5°) non sono in grado di danneggiare gli alberi in riposo vegetativo.
Le specie frutticole più sensibili al freddo sono sicuramente gli ulivi che resistono però a minime termiche attorno ai -8°. Purtroppo alcune specie (capita talvolta con i susini) sono state indotte a germogliare a causa delle temperature primaverili registrate nel mese di dicembre. In questo caso assisteremo sicuramente ai danni da gelo. La modesta nevicata non ha provocato danni (per il peso della neve possono subire rotture dei rami le specie sempreverdi: olivo, conifere, nespolo giapponese).


GIARDINO: In questo mese si possono trapiantare alberi e arbusti. In particolare forsizia, rosa, clematide e altre rampicanti. A fine febbraio, possiamo effettuare la potatura di siepi arbusti che sono fioriti in estate, autunno e inverno. Nella maggior parte dei casi è sufficiente tagliare i rami fioriti nella stagione precedente. Nella rosa si eliminano i rami secchi o rovinati mentre si accorciano i rami sani per favorire l'emissione di nuovi getti. Il tappeto erboso non ha ancora iniziato la ripresa vegetativa.
ORTO: In questo mese dobbiamo effettuare la lavorazione del terreno per le future semine. Possiamo procedere alla vangatura/fresatura nelle giornate soleggiate con il terreno in tempera (il terreno è in tempera quando ha il giusto grado di umidità per effettuarne le lavorazioni). E' buona norma lasciar riposare il terreno per qualche giorno dopo la lavorazione prima di procedere con le semine.

FRUTTETO: Nelle giornate con tempo mite possiamo effettuare il trapianto degli alberi da frutto, inoltre dobbiamo prelevare le marze per gli innesti da effettuarsi il mese successivo. In questo mese comincia l'operazione di potatura. Le prime ad essere potate sono le rosacee (melo pero) quindi le drupacee (albicocco, pesco e susino) e per finire actinidia e vite (il ciliegio va potato preferibilmente sul finire dell'estate). Attenzione a non anticipare troppo la potatura in quanto al verificarsi delle minime termiche gli alberi potati subiscono maggiori danni di quelli non potati.

L'ARTE DEL POTARE

Non me ne vogliano poeti, pittori e scultori….ma potare è un arte! Purtroppo un'arte quasi dimenticata, visti gli orientamenti della moderna frutticoltura che mirano ad ottenere la riduzione dello sviluppo degli alberi e l'introduzione di forme a parete al fine di semplificare tutte le operazioni colturali (fra queste rientra l'uso delle macchine potatrici). Anch'io, appena le temperature lo consentiranno, dovrò svolgere questa operazione che molto mi appassiona. Infatti, è sicuramente emozionante partire da un albero (astone) di un anno e plasmarlo fino a farlo diventare adulto, dotato di forme armoniche e di proporzioni corrette. Potare però, è fra le operazioni da eseguire in frutteto, la più complicata, la più difficile, perché se effettuata erroneamente può compromettere il raccolto dell'anno e limitarne quello dei successivi. E' meglio non potare piuttosto che farlo maldestramente. Non è sufficiente un buon corso per diventare automaticamente un bravo potatore, ci vuole esperienza abbinata alla conoscenza dei meccanismi fisiologici di ogni singola specie. Solo il tempo, la passione, le osservazioni dei risultati anno dopo anno ci consentiranno di superare gli errori commessi. Prima di dare qualche accorgimento operativo, voglio ricordarvi che la potatura deve essere limitata alle specie frutticole o poco più. Provo profonda tristezza nel vedere nei nostri giardini, nei viali alberati delle nostre città, alberi monchi o senza fronde, quasi ci trovassimo di fronte anche per le piante ad una specie di arte minimalista. Questi interventi di razionalizzazione del verde mi trovano in disaccordo, l'uso indiscriminato di forbici e motoseghe non serve per farle crescere meglio. In realtà ci troviamo di fronte al tentativo di ricondurre la crescita di un albero alle nostre esigenze di urbanizzazione, quasi che le piante fossero un lampione, un semaforo o una cabina telefonica, e possano far parte in maniera statica dell'arredo urbano. Ma le piante sono vive, e siccome si sono evolute in moltissimi anni, sono belle e perfette così e pertanto raramente necessitano dei nostri interventi di "manutenzione". Quindi, potiamo solo se serve e lasciamo alla straordinarietà della natura compiere il suo corso. Ecco le motivazioni per cui è necessario effettuare la potatura nei fruttiferi.
- E' opinione diffusa che le piante potate producano di più di quelle non potate: non è sempre vero. Sperimentazioni dimostrano che alcune specie sono in grado di produrre quantità elevate di frutta anche senza l'intervento dell'uomo. Certamente le piante potate producono numericamente meno frutti ma di miglior pezzatura e qualità rispetto a quelle non potate.
- Le specie da frutto manifestano l'alternanza di produzione; infatti in maggio/giugno la pianta differenzia le gemme a fiore (sono le gemme che daranno vita a fiori e quindi a frutti nella stagione successiva) e la creazione di queste ultime risulta inibita se sulla pianta c'è la presenza di tanti frutti e viceversa. La potatura ha il compito di regolare questo fenomeno e di consentire buone produzioni in ogni anno.
- La potatura mira ad accelerare lo sviluppo dei giovani alberi, al fine di completarne la struttura scheletrica favorendo così una più rapida messa a frutto. Dare dei consigli su come operare non è cosa semplice, do delle indicazioni di carattere generale:

- Meglio le forme di potatura in volume (la chioma è sviluppata sia in altezza, sia in larghezza, sia in spessore) rispetto alle forme appiattite (la chioma ha uno spessore limitato come se fosse una siepe sottile) più rispondenti ad frutticoltura più moderna e meccanizzata ma molto meno piacevoli a vedersi.
- Bisogna fare in modo che il punto da cui si dipartono i rami dal fusto (branche primarie) avvenga abbastanza vicino al terreno perché tanto più si impalca basso tanto più si riesce a raccogliere la frutta vicino al terreno; io lo dico o lo ripeto da sempre: "la frutta la si raccoglie stando con i piedi per terra".
- L'irraggiamento solare deve avvenire in maniera uniforme su tutta la chioma, non ci devono essere zone d'ombra in cui la frutta cresce meno rigogliosa, pertanto dobbiamo eliminare i rami più interni e lasciare quelli esterni. Senza il nostro intervento, l'interno della chioma diventerebbe l'ambiente ideale per lo sviluppo di patogeni fungini/afidi.
- Ogni specie fruttifica su una tipologia ben precisa di rami e all'interno della stessa specie le varietà hanno comportamenti differenti. Ma è la tipologia di portinnesto (debole oppure vigoroso) che determina lo sviluppo della pianta ed è in funzione di questo che dobbiamo intervenire.
- La potatura tende a favorire lo sviluppo vegetativo di una pianta, pertanto bisogna potare poco le varietà che crescono molto e viceversa. Potare energicamente piante vigorose ne determina la morte in pochi anni.
- Con la potatura dobbiamo cercare di eliminare tutti rami secchi e malati, i residui di potatura vanno bruciati od eliminati; in ogni caso non devono rimanere in campo in quanto possono essere fonte di inoculo per eventuali patogeni.
- Gli attrezzi per la potatura devono essere sempre ben affilati per consentire un taglio netto senza sbavature. Qualcuno sostiene, che dopo l'utilizzo le lame vadano bollite per eliminare i patogeni che potrebbero con i tagli passare da una pianta all'altra. Sicuramente è opportuno che tutti i tagli più importanti vengano ricoperti con mastice. Questa sostanza oltre a costituire un ostacolo per eventuali infezioni fungine, favorisce la cicatrizzazione dei tessuti in tempi più brevi.

 

 
 
 
       

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