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di Antonio Isacco
novembre 2007

LO MERITIAMO UN DOMANI?

LO MERITIAMO UN DOMANI?
Per noi che siamo nati negli anni ’30, questo di oggi è un mondo quasi indecifrabile. L’attuale realtà brutale è davanti agli occhi di tutti, nessuno lo può negare. Noi, quasi tutti o quantomeno la stragrande maggioranza, siamo diventati adulti percorrendo una strada a tre corsie, dirette alla medesima meta. Su quella strada, fin dalla nascita, ci facevano da precettori tre distinte istituzioni: Famiglia, Scuola e Chiesa che si esprimevano, tutte, con il medesimo linguaggio. Tutto partiva dalla famiglia, sacra e solida nella sua indissolubilità, che ci proponeva (o, se preferite, ci imponeva) un genere di comportamento ben delimitato da rigidi “paletti”, che nessuno si sognava di volere o poter sradicare. Erano tempi duri ma la famiglia, per quanto povera, ci educava all’onestà, allo spirito di sacrificio, alla deferenza verso gli anziani e i superiori, alla carità, al risparmio, all’amor di patria, al senso del pudore, alla sincerità… In base a tutto ciò davamo per scontato che avremmo conseguito diritti solo dopo aver assolto i nostri doveri; e giudicavamo fosse giusto così. E, fuori dalla famiglia, la scuola che, sotto altri punti di vista e con altre modalità educative ma con il medesimo linguaggio, ci ribadiva la solidità dei medesimi principi ed esigeva gli stessi atteggiamenti comportamentali. Infine, la Chiesa che, dall’alto della sua autorità spirituale ed utilizzando il linguaggio che le compete, confermava e sanciva quanto da scuola e famiglia andavamo via via apprendendo. Tre corsie: un unico linguaggio, compreso e accolto. Camminavamo sulla medesima strada, guidati da quella unica voce che certo non ci indicava la scorciatoia per far soldi facili, ma ci conduceva sulla via più adatta alla convivenza civile, con molti ideali validi da perseguire e grandi valori da salvaguardare. Era così; e non si considerava ciò scandaloso o ridicolo. E oggi? Noi non stiamo affatto bene in questo presente! Saremo, forse, più longevi di un tempo, ma tutto questo lo paghiamo a caro prezzo con le nevrosi, l’ansia, la paura e la solitudine. Allora si faticava sicuramente molto più di oggi, si era meno sani ed eravamo indubbiamente più poveri… Ma, nonostante tutto questo, non si sapeva neppure cosa fosse la depressione, così diffusa oggi e fonte di così tante tragedie. Allora si poteva aver paura di qualche ladro, ma non si veniva ammazzati di botte e fatti a pezzi per pochi soldi; oppure scannati dal proprio consorte o dal proprio genitore, per un litigio. Le guerre c’erano allora, come ci sono oggi; ma il terrorismo omicida è di oggi, non di allora. E, per quanto miseri si fosse, i nostri vecchi ce li tenevamo in casa, con noi, fino alla morte. La strada a tre carreggiate ormai non c’è più. Oggi c’è un’autostrada a più corsie dove una baraonda infinita di folli corrono strombazzando, nel tentativo ossessionante di superarsi a tutti i costi e ad ogni prezzo. I tre precettori originali faticano a sopravvivere e a far sentire la loro voce, travolti come sono dai molti linguaggi, ben più forti e seducenti (televisione in testa), che hanno demolito, uno dopo l’altro, tutti i “paletti”. Linguaggi che propongono comportamenti svincolati da ogni regola e freno, solo tesi a conseguire: danaro facile, notorietà, successo, piacere… nel nome del più becero disimpegno e della più assoluta libertà individuale… Legittimando l’utilizzo di ogni mezzo, per quanto illecito ed immorale possa essere, pur di conseguire l’obiettivo prescelto. La famiglia (quando c’è, e quando ci riesce), afferrata ad ormai pochi, traballanti principi, fa quello che può ma, assalita com’è da ogni parte, può fare davvero ben poco. La scuola non trasmette più valori, non parla più un solo linguaggio e si destreggia, come una navicella senza timone su un mare in burrasca. Persino la Chiesa ha smorzato la solidità dei suoi dettati etici, pilastri della tradizione cristiana, impastoiandosi con la politica. Forse non poteva far diversamente, ma il deludente risultato è davanti agli occhi di tutti. Che mondo è, quindi, quello d’oggi? Così arido e senza poesia, dove l’amore si traduce sempre con “sesso”, dove gli onesti son considerati solo dei minchioni, il risparmio: una eresia, la castità: una barzelletta e la tolleranza: una pia illusione. Dove si parla sempre di diritti e mai di doveri. Dove ci si vergogna di aver pudore. Dove bisogna vincere un campionato del mondo di calcio per saper cos’è l’amor di patria. C’è rimasto qualcuno che insegni (sul serio) ai nostri piccoli il significato profondo di parole come: parsimonia, rispetto, educazione, spirito di sacrificio, costanza, dignità, onore…? Amore? Noi veniamo da un modo che non c’è più. Ci sfiora un triste presentimento: ma il mondo di oggi se lo merita un domani?


 









 
 
 
       

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