
di Antonio Isacco
Ottobre 2007
UN VOLTO DELL’ISLAM
Ma è lecito mandare i bambini a morte
certa? Quando causa può essere così fondamentale,
quale sacrificio così strategico, quale odio così
atavico da permettere che dei ragazzini vengano sacrificati sull’altare
della politica?
Quale santone, quale PapaRe, quale arruffapopoli può assumersi
un onere così pesante? E in nome di quale Dio?
Fra le tante nefandezze di cui il terrorismo islamico dovrebbe
vergognarsi – così orrende da privare di significato
anche le ragioni storiche che stanno alla base della sua nascita
– c’è proprio il massacro degli innocenti.
Non solo di quelli ebrei, che già basterebbe. Ma soprattutto
di quello dei propri figli in un tentativo talmente folle da sollevare
la riprovazione della stessa opinione palestinese.
Avevo sperato che una cosa del genere non si sarebbe mai più
ripetuta. E invece sono di nuovo qui. Ed è anche colpa
nostra, della cecità e dell’arroganza di noi intelligentoni
con la puzzetta sotto il naso pronti a sbrodolare appena vediamo
un rais invasato che straparla contro le malefatte del lurido
Occidente e a sbadigliare annoiati quando saltano in aria trenta
studenti sul pullman, che non sarà colpa loro ma, insomma,
almeno così i loro genitori imparano a fare i nazisti in
Cisgiordania.
Siamo così ottusi da non capire che quella non è
una questione storica, politica o militare. Quella è una
questione eminentemente culturale. E, quindi, religiosa. Che dimostra
quanto sia fuori luogo il refrain secondo il quale i palestinesi
sono diventati così per disperazione.
Che sciocchezza. Che demagogia.
Nella storia di quell’enorme campo di sterminio che è
stato il Novecento possiamo contare decine e decine di popoli
umiliati e offesi, invasi e ghettizzati, calpestati e deportati,
privati di ogni diritto politico, civile e religioso. Eppure,
non esistono precedenti di una reazione del genere.
Non esistono precedenti di adulti che volutamente si imbottiscono
di esplosivo e fanno a pezzi adolescenti in discoteca, studenti
a scuola, pendolari sul bus. Vogliamo forse dire che i popoli
dell’Europa dell’est sottomessi alla annichilente
dittatura comunista abbiano subito un trattamento meno duro?
Vogliamo credere che gli argentini, devastati da un regime fascista
che ha rapito, torturato e buttato a mare dagli aerei migliaia
di prigionieri politici abbiano sofferto di meno? Vogliamo parlare
del macello irlandese? Eppure, in nessun caso si è mai
visto un precedente neppure lontanamente riconducibili ai kamikaze
islamici.
Nessun popolo che sia frutto della religione cristiana e del pensiero
laico nato dal razionalismo e dall’illuminismo potrebbe
concepire un atto che destituisce la propria vita e quella degli
altri del suo valore essenziale, nessuna madre ringrazierebbe
Dio perché suo figlio si è fatto saltare in aria,
nessun padre – anche se delinquente, anche se mafioso –
manderebbe il proprio ragazzo a farsi massacrare. Non esiste Causa,
non esiste ingiustizia, non esiste Dio che possa chiederti una
cosa del genere.
Solo una cultura e una religione retrogradi e inferiori possono
iscrivere nel proprio codice genetico il completo svuotamento
del senso, della dignità, dell’unicità e dell’irripetibilità
dell’esistenza.
Le ragioni e i torti della vicenda mediorientale si intersecano
in un viluppo inestricabile nel quale è ormai impossibile
distinguere le vittime dai carnefici. Ma non c’è
odio così grande da far perdere la propria anima, la propria
dignità.
Dopo aver visto le imprese degli pseudoprofeti con il turbante,
il nostro schifosissimo Occidente faremmo meglio a tenercelo ben
stretto.
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