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Soffiano venti di crisi anche in Brianza?

Ottobre 2008
di Paola Sandionigi

Tanto si è detto e tanto ancora si dovrà dire. La crisi economica ormai non è più un problema nazionale ma mondiale, e purtroppo comincia a farsi sentire anche in casa nostra. Il lecchese e la Brianza non sono più le isole felici di un tempo. Finita l’era del tondino, il turismo non riesce a decollare. Le industrie chiudono, le botteghe abbassano la saracinesca e i conti domestici faticano a quadrare. C’è pure chi si trova sull’orlo del disastro a causa del buco delle obbligazioni Lehman Brothers pensionati il più delle volte.
L’elenco delle aziende in difficoltà si allunga costantemente: la Leuci di Lecco, la Defim di Civate, la Caldirola di Missaglia, la Guzzi di Mandello che ha chiuso per restauri e potrebbe traslocare a Pontedera. La Mambretti di Rogeno che chiama cassa integrazione, la Mauri formaggi che viste le restrizioni si è trovata con vendite inferiori stesso discorso per la Grattarola mobili di Casargo in Valsassina.
E la Sofipost di Bosisio Parini. Le disavventure di quest’ultima sono balzate alle cronache per l’arrivo di una troupe di <<Striscia la notizia>> guidata da Max Laudadio che vestito da postino ha cercato di intervistare uno dei titolari Filippo Fronterre. Perché Fronterre e non gli altri? Semplicemente perché lui di Bosisio Parini è sindaco. Eh si il primo cittadino che ha avuto vicissitudini personali e deve pure pagare sul piano amministrativo. Noi non entriamo nel merito della questione, sappiamo benissimo che la campagna elettorale è iniziata, che Fronterre non può più candidarsi visto che ha già fatto due mandati, e che è sfumata pure la sua possibile scalata a villa Locatelli. Poteva essere la persona giusta in rappresentanza del centrodestra. Poteva essere l’uomo giusto da contrapporre al centro sinistra di Virginio Brivio. Capiamo i malumori degli ex dipendenti che aspettano di ricevere lo stipendio: e ci mancherebbe altro. Capiamo lui che stretto nella morsa preferisce glissare l’invito ad un’intervista. Comprendiamo come ormai sia difficile scindere il ruolo professionale da quello politico. Più che difficile impossibile, seppur sbagliato che sia.
La Sofipost nasce nel 2002 in concorrenza alle Poste italiane, negli ultimi tempi l’espansione si era fatta notevole e l’azienda si era aperta verso tutta la Lombardia e buona parte della penisola. In atto c’era un grande investimento pari ad un milione e mezzo di euro per aprire nuove sedi. La società finanziaria che doveva coprire metà dell’investimento è finita nel crack con la caduta delle borse, e sono mancati i liquidi. Senza contante, nonostante i 750 mila euro messi a disposizione dai quattro soci, l’azienda è andata verso il fallimento. Mancato il fondo d’investimento è successo l’inevitabile disastro. Le nostre pagine sono a disposizione di tutti, chiediamo però correttezza, termini che non ledano e non scadano nel volgare. Le lettere dovranno essere firmate perché chi accusa deve avere il coraggio di metterci la faccia, in caso contrario respingeremo le missive al mittente. Una cosa è certa non è col rimbalzo delle colpe, con i se, con i ma e i forse, che si risolvono i problemi.

 
 
 
       

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