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S. IPPOLITO:
UN ESEMPIO PER LA COMUNITA' DI ROGENO

Settembre 2005
di Roberto Molteni

Dalla notte di Natale del 1786, quando la reliquia del corpo di S. Ippolito fu portata in paese dal Duomo di Milano dove era custodita, la festa patronale in onore di S. Ippolito Martire costituisce un forte momento di aggregazione e di riscoperta dei valori religiosi per le famiglie di Rogeno, ma non solo, perché sono numerosi i fedeli provenienti anche dai paesi vicini.
Quando Rogeno era un paese prevalentemente agricolo la festa coincideva con la pausa ferragostana nei lavori dei campi, oggi Rogeno è diventato un paese industrializzato e il 13 agosto coincide con le ferie estive: nonostante ciò sono molti i Rogenesi che interrompono le vacanze e tornano in paese a manifestare la loro devozione al Santo.
Momento centrale del mattino la S. Messa solenne concelebrata dal Decano Giovanni Re e da numerosi sacerdoti tra cui D. Antonio Fazzini, parroco di Rogeno e D. Antonio Castelli, parroco di Casletto. Partendo dalla frase del vangelo "il chicco di grano muore sotto terra ma poi porta molto frutto", il decano Don Re ha descritto la figura del martire cristiano, testimone con la vita dell'amore di Dio. Così S. Ippolito, martire per la fede, deve divenire seme che vivifica la comunità di Rogeno. Come S. Ippolito il Decano ha invitato i credenti di Rogeno a testimoniare la loro fede nella famiglia, nel lavoro, nella scuola, nella vita sociale e politica.
La sera si è svolta la solenne processione per le vie del paese accompagnata dal corpo musicale di Lurago D'Erba. Durante la celebrazione il parroco D. Antonio Fazzini ha letto la cronaca di quella lontana notte di Natale del 1786 nella quale il Corpo del Santo è giunto a Rogeno: "Al giorno stabilito per il trasporto, che fu il 24 dicembre del 1786, cinque robusti uomini si recarono volontariamente da Rogeno a Milano accompagnati dal parroco. Sul far della sera giungevano in vicinanza di Camisasca, notevole raggruppamento di case sito in terra di Costa Masnaga, sulla strada che da Lambrugo conduce a Rogeno, ed a circa 3 chilometri da quest'ultimo paese. Quivi furono accompagnati da gran folla di gente accorsa dai paesi circostanti, chi con lumi famigliari, chi con torchie a vento, chi con fanali comuni, improvisando così una fantastica ed imponente processione. Appena il Sacro corteo arrivò in paese le campane (erano quattro) suonarono a distesa quasi per dare il ben arrivato all'ospite Santo che Dio mandava a protezione e prosperità del paese. Mirabile era la comune allegrezza, così che per giubilo non pochi piangevano, ed altri diedero segni di divozione con proporzionate elemosine. Nel giorno di Natale del medesimo anno 1786, successivo al giorno del trasporto, si celebrarono i primi vespri e nel giorno seguente si cantarono due Messe, con grande sinfonia, l'una del Santo del giorno, e l'altra di S. Ippolito.

 
 
 
       

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